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La profezia dei cristiani

Un segno del mondo che cambia

In un tempo in cui la mentalità e i comportamenti diffusi sono sempre più caratterizzati dalla disattenzione al religioso e dall’assenza di considerazione dei valori assumere nuovi stili di vita diventa più che mai il modo essenziale di fare testimonianza, l’espressione della vera profezia del cristiano.
Occorre dire con la vita, che è la vera parola, quello che si vuole far ascoltare. Profezia, allora, è la vita stessa dei cristiani, chiamati ad essere parole viventi, ad essere, cioè, convinti e coinvolti da un Cristianesimo più radicale, più maturo, più adulto.
Recuperando nel termine profezia il senso di una realtà più che di un modo di esprimersi.

 

Ripartire dalle radici

Parlando del mondo moderno, Papa Benedetto XVI, nell’enciclica Spe Salvi al n.22 sostiene che è tempo in cui occorre fare autocritica e che, se il Cristianesimo vuole mettersi in relazione con il mondo d’oggi, la stessa autocritica è chiesta anche al Cristianesimo.

Questo significa che il Cristianesimo deve sempre e di nuovo imparare a comprendere se stesso a partire dalle proprie radici. La chiave per poter dipanare il tema della profezia cristiana oggi sotto un profilo autentico è, allora, esplicitare quello che è la radice cristiana: Gesù Cristo, la sua vita, la sua profezia.
Da decenni, e ultimamente nel dibattito sul libro di Cacitti e Augias Inchiesta sul Cristianesimo, c’è chi sostiene che il vero fondatore del Cristianesimo è stato San Paolo e che la struttura cristiana è frutto dell’operato di Costantino che avrebbe fatto di una setta giudaica una religione «instrumentum regni», intravedendo in questo una situazione che avrebbe favorito il consolidarsi dell’Impero Romano. Ma San Paolo non avrebbe potuto costruire nulla, e Costantino non avrebbe potuto contribuire, se non ci fosse stato il nucleo fondante, Gesù Cristo. È Lui la radice, è Lui l’originalità del cristiano ed è su di Lui che Benedetto XVI vorrebbe portare la riflessione dei cristiani oggi.
Esplorare il tema della profezia cristiana richiede un’analisi anche del suo contrappunto, che è la mentalità laica. Come, osserva Roland Barthes (La camera chiara. Note sulla fotografia), per vedere la luce, il chiaro, c’è sempre la necessità dell’ombra, dello scuro; per questo il chiaroscuro, in pittura, è una tecnica necessaria per rendere, talora in modo straordinario, la visione dell’artista (si pensi alle opere del Caravaggio). Per tornare a noi, è possibile cogliere più profondamente il concetto di profezia se lo si evidenzia anche attraverso una delineazione dell’articolata questione sulla laicità, che oggi impera, seppur talvolta in modo confuso.
A partire da questa premessa, sono sviluppate di seguito tre idee: innanzitutto, che cosa si intende oggi per mentalità laica, chiarendo i tratti di una situazione che non è episodica e non appartiene solo al dibattito intellettuale, ma è anche un modo di pensare largamente diffuso; a seguire, cosa si intende per profezia cristiana, e attraverso quali criteri va definita; infine, alcuni aspetti operativi dell’essere profetici, ricavandone altrettanti orientamenti di vita.
Questa riflessione può essere di interesse non soltanto per chi è credente e per chi vorrebbe avere un’idea più incisa di ciò che vuol dire essere cristiani nel mondo, ma pure per chi non è credente e ha esigenze di conoscenza, trattandosi di un problema anche culturale. La profezia cristiana, infatti, è un po’ il recupero delle radici, il recupero di messianismo nel Cristianesimo, è la riscoperta, cioè, di un Cristianesimo molto trainante, coinvolgente, non in modo emotivo ma in modo esistenziale, che sia percepito positivo, necessario, vitalizzante.

Testi di riflessioni svolte dall’autore a docenti universitari di Trieste, raccolti dalla registrazione e rivisti dall’autore con la collaborazione di Michela Favretto
 
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